Vincent Van Gogh - Notte stellata sul Rodano - particolare (Musée d’Orsay, Parigi)
Visualizzazione post con etichetta Pubblicità. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Pubblicità. Mostra tutti i post

07 gennaio 2010

Dall’auto esce uno spot contro l’aborto

Finalmente uno spot che parte dal positivo, pensa al bene per tutti e non solo al commercio. Una pubblicità bella perché vera, complimenti ai creativi della Ford.

                                                          ************
Così lo descrive Renato Farina in un articolo apparso ieri su ilgiornale.it.

Improvvisamente la pubblicità dice la verità, ma una verità così potente che va contenuta nei limiti dell'accettabile. Ma non ci riesce, esplode lo stesso, e io la trovo bellissima. C'entra con la festa dei bambini quale è da sempre l'Epifania, che vuol dire «manifestazione» della verità di un bambino dinanzi al mondo.
La Ford ha lanciato la campagna degli ecoincentivi per il 2010 per chi acquisti una sua vettura il cui punto forte è uno spot dove i protagonisti sono tre animali. Sono un orso, un elefante e un delfino. Ovvio il nesso: proteggi la natura usando auto pulite e l'ambiente diventa più accogliente non solo per l'animale uomo, ma per qualunque specie creata. Fin qui niente di particolarmente nuovo. La réclame va però più in là. Sono cuccioli. Ma cuccioli non ancora nati. Essi nuotano beati nelle acque materne. Sono già formati, si riconosce la piccola proboscide, il musetto. Sono azzurri come le cose belle dei nostri sogni, però sono reali anche se per vedere questi mammiferi ancora immersi nel liquido amniotico ci saranno volute telecamere grandi come una capocchia di spillo infilate sotto la pelliccia dell'orsa, dell'elefantessa e della delfina. Dunque il messaggio di protezione della natura, ma anche l'impulso a spendere denari, a mettere in moto l'economia è affidato a creature che devono nascere, che vogliono nascere, che è bello nascano. Creature che non vanno rigettate, non vanno sputate come rifiuti in un mondo schifoso, ma bisogna rispettare loro e il loro destino.
Vogliamo dirlo: è la prima pubblicità contro l'aborto che si sia vista. Mostra come l'aborto sia non solo contro gli esserini che non nascono, ma anche contro le madri che vorrebbero il loro bene, contro il desiderio di vita, di moltiplicazione e protezione che è in noi. Insomma contro la natura e l'ambiente.
Ho detto aborto. I creativi della pubblicità Ford però si sono accontentati della metafora, della analogia: i mammiferi, ma non quel tipo particolare di mammifero di nome uomo. Infatti se i tre protagonisti dello spot fossero stati tre bambini, magari di colori diversi, esso avrebbe diviso. Tutti infatti sono d'accordo che gli animali non vanno fatti abortire, ci sono campagne giustissime contro chi strappa gli agnellini persiani - i karakul - dal ventre di mamma pecora per farne pellicce di astrakan. Cito: «In un video diffuso da Human Society e girato nel 2000 in una fattoria in Uzbekistan (con 10.000 capi) si vede la pecora gravida tenuta a terra, le viene tagliata la gola e squartato il ventre per estrarre il feto». Orrore, non si fa. Né uccidere la madre e neanche il cucciolo. Anche il cucciolo d'uomo direi. È contro natura, contro gli ecoincentivi che sono dentro di noi. C'erano i verdi tedeschi - almeno una loro corrente - che negli anni '80 si dissero d'accordo con Ratzinger nella contrarietà all'aborto perché contro natura.
Ogni tanto bisogna ricordare che questa tragedia continua. E che non va bene. La nostra legge, la 194, si chiama «Per la tutela della maternità», poi legalizza l'aborto. Si era detto, quando nel 2008 Giuliano Ferrara presentò la lista No all'aborto, che il Parlamento avrebbe fatto di tutto per spingere verso il sostegno della vita nascente e di chi ne era artefice (la donna). Invece l'aborto fa progressi inesorabili grazie alla Ru486, che rende pericolosa per la donna, ma facile e solitaria la distruzione di un certo tipo di mammifero, che andrebbe tutelato. Il cucciolo d'uomo.
Mi rendo conto che sarò criticato per questa espressione presa di peso da Kipling. Si dirà: bisogna dire feti, che sembrano un po' meno bambini e molto meno persone. Ma io stavo citando la pubblicità della Ford, che nel sito Internet ufficiale viene descritta così: «La campagna di lancio, che punta sullo slogan "Perché l'ambiente conta davvero", si intitola "Baby Animals" e ritrae tre cuccioli (un delfino, un orso e un elefante, nelle foto) che riposano nel grembo materno». Li chiamano «animali bambini» e «cuccioli nel grembo materno», non dicono «feti». Mi viene in mente che bisognerebbe imparare a trattare e chiamare il mammifero umano con la stessa delicatezza che la Ford ci insegna verso delfini, orsetti ed elefantini non ancora nati.

18 marzo 2009

Spagna: Le specie animali minacciate di estinzione hanno maggiore protezione giuridica del nascituro


Carissimi lettori vi pongo una domanda:
 "Se numerose specie animali beneficiano di una vasta protezione, compresa quella penale, perché proteggere di meno la vita degli esseri umani che stanno per nascere?".

Il paradosso è ben sintetizzato con un bambino e una lince iberica che campeggiano vicini sul manifesto pubblicitario che dà il via alla campagna di informazione promossa dalla Conferenza episcopale spagnola in vista della "Giornata per la vita" che si celebrerà mercoledì 25 marzo. Sul felino appare la scritta “protetto”, sopra il bambino la domanda “E io?”. Sotto entrambi lo slogan: “Proteggi la mia vita!”.

Sconvolgente l’affermazione dei vescovi che compare in una nota intitolata "La vera giustizia: proteggere la vita di chi sta per nascere e aiutare le madri", i presuli affermano come "nella nostra società va prendendo piede un'enorme deformazione della verità riguardo all'aborto, che è presentato come una scelta giusta della madre volta a risolvere un grave problema che la tocca in maniera drammatica". Arrivando addirittura "a includere l'aborto fra i cosiddetti "diritti alla salute riproduttiva".
Ma ci pensate, l’aborto diritto alla salute riproduttiva, mi vengono i brividi, come può definirsi giustizia questo? A quale diritto ci riferiamo? E’ accertato, l’aborto provoca grande sofferenze, per quanti tentativi si facciano di dimenticare, rimarrano le cicatrici, segni che non si cancelleranno dal cuore di ogni madre. Questo è ciò che anche le più sfegatate femministe pro-aborto hanno, con tremore, il coraggio di ammettere, per poi trovare subito dopo le giustificazioni al gesto.
Il vero aiuto, "la giustizia autentica passa attraverso la difesa del nascituro e l'aiuto integrale alla donna affinché possa superare le difficoltà e dare alla luce suo figlio". Tutto ciò è in contrasto con una sempre più grande sensibilità che sta emergendo nella nostra società sulla necessità di proteggere gli embrioni delle diverse specie animali.
Recentemente sono state varate leggi che tutelano la vita di queste specie animali nelle loro prime fasi di sviluppo, ricorderete senz’altro il “Progetto Grandi Primati”, paradossalmente all’opposto accade che si disattende alla vita della persona umana che sta per nascere dove prevale sempre di più una mancanza di protezione. Il Codice penale spagnolo arriva a posizioni che rasentano l’assurdo a mio parere, sono difatti previste pene, incluso il carcere, per coloro che attentano contro la fauna e la flora protetta, ma il culmine sta nel fatto che si ribadisce che anche l'aborto è un delitto ma "che spetta al giudice, a seconda delle circostanze del caso, decidere la pena corrispondente". L’attuale normativa spagnola prevede che l'aborto non è considerato reato quando si interrompe la gravidanza nelle prime dodici settimane, nel caso di violenza sessuale, fino alle ventidue settimane se ci sono rischi di malformazione del feto e, sempre, se sussistono pericoli per la salute fisica e psichica della madre.
La difesa del valore assoluto del diritto alla vita, "che inizia dal momento della fecondazione", è l’obiettivo del Manifesto dei 300 o Dichiarazione di Madrid – presentato il 17 marzo 2009 e firmato da più di trecento fra scienziati, docenti e intellettuali impegnati nei campi della bio-medicina, delle scienze umanistiche e delle scienze sociali che nel documento si schierano con la Chiesa Cattolica e contro l’aborto libero.