Vincent Van Gogh - Notte stellata sul Rodano - particolare (Musée d’Orsay, Parigi)
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01 maggio 2015

EXPO: nutrire il pianeta, energia per la vita

Grande giornata oggi, sotto un cielo plumbeo milanese è stata inaugurata la grande Kermess di quest'anno "EXPO: nutrire il pianeta, energia per la vita".
 
 
Stupendo il discorso del Santo Padre per l'occasione
 
 [...]“Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale… purché non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva.
Il “paradosso dell’abbondanza” – espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio alla FAO (Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) – persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Anche la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo “paradosso dell’abbondanza”, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono di fame nel mondo.
E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale: quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande la loro responsabilità. Il mio auspicio è che questa esperienza permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.
Ma tutto parte da lì: dalla percezione dei volti. E allora non voglio dimenticare i volti di tutti i lavoratori che hanno faticato per la Expo di Milano, specialmente dei più anonimi, dei più nascosti, che anche grazie a Expo hanno guadagnato il pane da portare a casa. Che nessuno sia privato di questa dignità! E che nessun pane sia frutto di un lavoro indegno dell’uomo!
Il Signore ci aiuti a cogliere con responsabilità questa grande occasione. Ci doni Lui, che è Amore, la vera “energia per la vita”: l’amore per condividere il pane, il “nostro pane quotidiano”, in pace e fraternità. E che non manchi il pane e la dignità del lavoro ad ogni uomo e donna.
Grazie.
 
Video-messaggio del Santo Padre Francesco in occasione dell'inaugurazione di Expo Milano 2015 , Venerdì, 1° maggio 2015

27 aprile 2014

Canonizzazione Papa Giovanni XXIII e Papa Giovanni Paolo II


Oggi Sua Santità Papa Francesco proclamerà santi i suoi predecessori Giovanni XXIII e Giovanni Paolo II.


3 giugno San Giovanni XXIII
 
Ringrazio il mio amico Giuliano per aver pubblicato queste due bellissime icone.

Sono esposte da anni nell'iconostasi della Chiesa dedicata a Papa Giovanni XXIII in Bulgaria e precisamente a Sofia nel Convento delle Suore Eucaristine.
E' travagliata la storia di queste suore in Bulgaria, Angelo Roncalli nominato da Papa Pio XI nunzio Apostolico in Bulgaria vi rimase dal 1924 al 1934, proprio negli anni in cui le Suore Eucaristine costruirono un orfanotrofio (1926-1930), le suore a partire dal 1946 furoro espropriate da tutti i loro beni dal regime comunista compreso l'orfanotrofio. Dopo la caduta del regime nel 1992 presentarono richiesta di restituzione dei loro beni, a cui ne seguirono altre, ma a tutt'oggi la restituzione non è ancora avvenuta.

Così scriveva mons. Roncalli quando dovette lasciare la Bulgaria per recarsi in Turchia e successivamente in Grecia dove trascorse altri dieci anni:
"in qualunque luogo del mondo mi accada di vivere, se alcuno di Bulgaria avrà a passare presso casa mia, durante la notte, fra le difficoltà della vita troverà sempre la lampada accesa. Batta, batta, non gli sarà chiesto se è cattolico o ortodosso: fratello di Bulgaria, basta, entri, due braccia fraterne, un cuore caldo di amico lo accoglieranno a festa…".
La missione di Roncalli fu intensa verso i cattolici e rispettosa nel dialogo con il mondo ortodosso e musulmano. Allo scoppio della seconda guerra mondiale lui era in Grecia devastata dai combattimenti, lì si prodigò nel portare notizie sui prigionieri di guerra e mise in salvo molti ebrei servendosi del «visto di transito» della Delegazione Apostolica, fino a che nel dicembre 1944 Pio XII lo nominò Nunzio Apostolico a Parigi.  Quasi 10 anni dopo nel gennaio del 1953 divenne cardinale gli fu assegnato il Patriarcato di Venezia. Alla morte di Papa Pio XII nell'ottobre del 1958 fu eletto Papa e assunse il nome di Giovanni XXIII. Il suo magistero sociale è contenuto nelle Encicliche «Mater et magistra» (1961) e «Pacem in terris» (1963).

La bella accoglienza fraterna del cattolicesimo accomuna questi due Papi, ma non è la sola, li accomuna anche la convivenza con i regimi totalitari, Roncalli in missione e Wojtyla per nascita, non per nulla da oggi sono Santi.
Scriverò qualche breve nota su Giovanni Paolo II nel prossimo post.


22 ottobre San Giovanni Paolo II

 

29 dicembre 2013

Bla, bla bla...


Norman Rockwell, Chiacchieroni, XX sec.
A volte non ci si rende conto del danno che fa il parlare a vanvera, non si tratta di semplici amenità purtroppo, spesso quel parlar del più e del meno fa più danni che bene. Occorre riconsiderare quel banalissimo consiglio "prima di parlare conta fino a dieci", così hai tempo di riflettere sull'utilità o meno di ciò che volevi dire.

Concordo appieno con ciò che ha detto in proposito il Santo Padre recentemente:

"Sì, obiezione di coscienza alle chiacchiere. Noi giustamente insistiamo molto sul valore dell’obiezione di coscienza, ma forse dobbiamo esercitarla anche per difenderci da una legge non scritta dei nostri ambienti che purtroppo è quella delle chiacchiere. Allora facciamo tutti obiezione di coscienza; e badate che non voglio fare solo un discorso morale! Perché le chiacchiere danneggiano la qualità delle persone, danneggiano la qualità del lavoro e dell’ambiente."

Papa Francesco, 21 dicembre 2013, dal discorso alla Curia romana

20 novembre 2013

La chiamata di Matteo

Nella vita la bellezza ti attrae, e la Bellezza con la B maiuscola ancor di più perché la senti corrispondente a te. Nella mia storia personale l'arte e la bellezza estetica hanno un posto in prima fila, ma attraverso le opere degli artisti qualcuno mi ha educato a vedere il Bello a cui rimandano. 
Tra i tanti quadri in cui è raffigurato Gesù quello che amo in modo particolare, direi quasi assoluto è la Chiamata o Vocazione di San Matteo di Caravaggio.
I quadri di Caravaggio li ho ammirati quasi tutti dal vero, e la Chiamata di Matteo mi ha sempre attratto particolarmente perché è come se chiamasse me con quel dito puntato verso Matteo. Adoro poi il bellissimo volto di Gesù, è sicuramente tra le più belle raffigurazioni di Gesù esistenti, e soprattutto, adoro quel sovrapporsi della figura di Pietro a Gesù quasi a indicarne la continuità nel tempo nella Chiesa.

La vocazione di Matteo, Michelangelo Merisi da Caravaggio,
1599-1600, olio su tela, San Luigi dei Francesi, Roma

Ora vi svelo un mio piccolo difetto, mi ci vuole sempre un po' prima di cedere le armi e affidarmi completamente ad una persona, direte che è abbastanza normale, ma se questa persona è il Santo Padre? Forse sono un tantino esagerata non vi pare?

Dei Papi della mia infanzia ho un bellissimo ricordo in particolare Giovanni XXIII, avevo solo 9 anni quando è morto, ma mio padre ci portava spessissimo a Sotto il Monte e ho dei bei ricordi di ciò che il mio papà mi ha raccontato del Papa Buono. Lo vedevo sempre sorridere ai bambini e rivedendo i luoghi della sua infanzia lo sentivo molto vicino a me.

Paolo VI l'ho sempre visto austero e per questo mi era un po' distante, è stato il Papa della mia giovinezza, purtroppo ho iniziato a conoscerlo un po' di più solo negli ultimi anni del suo pontificato, grazie ad un altro "padre" che me lo ha fatto conoscere ed apprezzare: don Luigi Giussani. Di Paolo VI ricordo in particolare ciò che confessò all'amico Guitton. Iniziavano tempi duri e Paolo VI avvertiva che qualcuno operava contro la realtà storica della Chiesa, quasi schiacciandola, ma proprio questa percezione rendeva evidente e rinnovava in lui la forza dell'azione del Signore presente anche in un «piccolo gregge» a Lui fedele: la comunità cristiana, nata per l’energia dello Spirito di Cristo risorto e unita intorno a Pietro e ai successori degli Apostoli. 
«C’è un grande turbamento in questo momento nel mondo e nella Chiesa, e ciò che è in questione è la fede… Ciò che mi colpisce, quando considero il mondo cattolico, è che all’interno del cattolicesimo sembra talvolta predominante un pensiero di tipo non-cattolico, e può avvenire che questo pensiero non cattolico all’interno del cattolicesimo diventi domani il più forte. Ma esso non rappresenterà mai il pensiero della Chiesa. Bisogna che sussista un piccolo gregge, per quanto piccolo esso sia» (J.Guitton, Paolo VI segreto).

Ora non vorrei trasformare questo post in un post di miei ricordi, forse sarà l'effetto dei sessant'anni da poco compiuti, perciò sui due Papi che più amo e ho amato più di tutti, dirò molto poco al momento, anzi pochissimo.
Per la mia storia personale Giovanni Paolo II è stato il Papa che mi ha portato alla consapevolezza dell'esser cristiana, è e sarà sempre il mio Papa, il Papa che amo più di tutti, il Papa che sapeva affascinare noi giovani con le sue parole e con il suo sorriso. Dedicherò a lui altri post.

Benedetto XVI è il Papa che ha cementificato la mia fede, l'ho conosciuto pian piano, passo dopo passo, discorso dopo discorso, lettera enciclica, omelia o quant'altro.  Introducendomi nella sua conoscenza, ho iniziato anche ad amare la sua discrezione, la sua riservatezza il suo amore alla Bellezza, è sì perché in lui tutto rimandava a Gesù. A lui devo lo sguardo in ogni cosa alla vera Bellezza.

Sto scoprendo ora, sempre pian piano come una lumachina, il ciclone umano di Papa Francesco. Mi sbalordisce ogni giorno che passa, non lascia neppure il tempo di sedimentare lo stupore che già fà riaccadere altro.
Mi sono decisa a non aspettare, e per approfondire la sua conoscenza, oggi ho letto finalmente per intero l'intervista che Antonio Spataro gli fece in agosto. Non dico altro di lui, solo che da adesso in poi non potrò non amarlo con la stessa affezione con cui ho amato i suoi predecessori.
Vi riporto qui lo stralcio in cui parla della vocazione di Matteo del Caravaggio, ma vi consiglio caldamente di leggere tutta l'intervista anche se un po' lunga.
La trovate cliccando qui 


Chi è Jorge Mario Bergoglio?

Ho la domanda pronta, ma decido di non seguire lo schema che mi ero prefisso, e gli chiedo un po’ a bruciapelo: «Chi è Jorge Mario Bergoglio?». Il Papa mi fissa in silenzio. Gli chiedo se è una domanda che è lecito porgli... Lui fa cenno di accettare la domanda e mi dice: «non so quale possa essere la definizione più giusta... Io sono un peccatore. Questa è la definizione più giusta. E non è un modo di dire, un genere letterario. Sono un peccatore». Il Papa continua a riflettere, compreso, come se non si aspettasse quella domanda, come se fosse costretto a una riflessione ulteriore. «Sì, posso forse dire che sono un po’ furbo, so muovermi, ma è vero che sono anche un po’ ingenuo. Sì, ma la sintesi migliore, quella che mi viene più da dentro e che sento più vera, è proprio questa: “sono un peccatore al quale il Signore ha guardato”». E ripete: «io sono uno che è guardato dal Signore. Il mio motto Miserando atque eligendo l’ho sentito sempre come molto vero per me».
Il motto di Papa Francesco è tratto dalle Omelie di san Beda il Venerabile, il quale, commentando l’episodio evangelico della vocazione di san Matteo, scrive: «Vide Gesù un pubblicano e, siccome lo guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi». E aggiunge: «il gerundio latino miserando mi sembra intraducibile sia in italiano sia in spagnolo. A me piace tradurlo con un altro gerundio che non esiste: misericordiando».
Papa Francesco continua nella sua riflessione e mi dice, facendo un salto di cui sul momento non comprendo il senso: «Io non conosco Roma. Conosco poche cose. Tra queste Santa Maria Maggiore: ci andavo sempre». Rido e gli dico: «lo abbiamo capito tutti molto bene, Santo Padre!». «Ecco, sì — prosegue il Papa — conosco Santa Maria Maggiore, San Pietro... ma venendo a Roma ho sempre abitato in via della Scrofa. Da lì visitavo spesso la chiesa di San Luigi dei Francesi, e lì andavo a contemplare il quadro della vocazione di san Matteo di Caravaggio». Comincio a intuire cosa il Papa vuole dirmi.
«Quel dito di Gesù così... verso Matteo. Così sono io. Così mi sento. Come Matteo». E qui il Papa si fa deciso, come se avesse colto l’immagine di sé che andava cercando: «È il gesto di Matteo che mi colpisce: afferra i suoi soldi, come a dire: “no, non me! No, questi soldi sono miei!”. Ecco, questo sono io: “un peccatore al quale il Signore ha rivolto i suoi occhi”. E questo è quel che ho detto quando mi hanno chiesto se accettavo la mia elezione a Pontefice». Quindi sussurra: «Peccator sum, sed super misericordia et infinita patientia Domini nostri Jesu Christi confisus et in spiritu penitentiae accepto».

Tratto dall'ntervista di Antonio Spataro a Papa Francesco, 19 agosto 2013


02 giugno 2013

la cultura dell'incontro



«Noi dobbiamo andare all’incontro e dobbiamo creare con la nostra fede una “cultura dell’incontro”, una cultura dell’amicizia, una cultura dove troviamo fratelli, dove possiamo parlare anche con quelli che non la pensano come noi, anche con quelli che hanno un’altra fede, che non hanno la stessa fede. Tutti hanno qualcosa in comune con noi: sono immagini di Dio, sono figli di Dio. Andare all’incontro con tutti, senza negoziare la nostra appartenenza.» 

Papa Francesco, Veglia di Pentecoste 2013

13 agosto 2011

YouCat: il catechismo dei giovani alla GMG di Madrid

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YouCat è un regalo personale di Benedetto XVI per i pellegrini della Giornata Mondiale della Gioventù che si svolgerà a Madrid nei prossimi giorni.

Pensando sempre ai giovani e cosciente che in loro è il futuro della Chiesa e della società, Papa Benedetto XVI, in questa Giornata Mondiale della Gioventù, ha voluto far loro un regalo molto speciale: lo YouCat (Youth Catechism). Questo libro che tutti i pellegrini troveranno nei loro zaini è un chiaro strumento affinché i giovani possano vivere il lemma di questa GMG: “Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede

Questo compendio della fede è formato da 280 pagine nelle quali si cerca rispondere, in modo semplice e adatto ai giovani, alle principali domande della fede cattolica. Tratta le inquietudini e i dubbi che sono presenti nella gioventù di oggi, perché, come afferma il Papa: “I giovani di oggi non sono tanto superficiali come si dice di loro. Vogliono sapere che cosa è veramente importante nella vita.”

Questo libretto è un gioco continuo di domande e risposte dinamico e brioso. In questa maniera i giovani potranno trovare le risposte che cercano in un modo nuovo, affascinante e divertente. Dice il Papa nel prologo dello Youcat: “Questo libro è avvincente perché ci parla del nostro stesso destino. Vi presenta il messaggio del Vangelo come ‘la perla preziosa’ (Mt 13, 46), per la quale bisogna dare ogni cosa.”

Ha un design semplice e attraente in cui si intercalano fotografie e spiritose illustrazioni al fine di renderlo più visuale e vicino ai giovani.
È molto facile da utilizzare, poiché è chiaramente diviso in quattro parti: la prima, intitolata “Che cosa crediamo”, parla di Dio e delle Scritture; la seconda parla dei sacramenti; la terza riguarda la vita in Cristo, parlando dei 10 comandamenti, la vocazione… e infine, come bisogna pregare.
Da Madre Teresa a Dostoevskij



Una delle cose più interessanti e innovative di questo libro piccolo, ma con un grande contenuto, è che nelle colonne laterali delle pagine si aggiungono citazioni di santi e maestri della fede, e anche di letterati e pensatori di tutti i tempi. Nell'edizione in spagnolo per la GMG ci sono citazioni da Madre Teresa di Calcutta a Gandhi, passando per alcuni dei patroni di questa GMG - come Giovanni Paolo II, Santa Teresa di Ávila, San Giovanni della Croce o San Ignazio di Loyola - fino ad Aristotele, Dostoevskij, Lewis, Cervantes o Lope de Vega.
“Non aver paura che un giorno finirà la tua vita! Temi piuttosto di perdere l'occasione di cominciarla correttamente”, è una delle citazioni del Beato Henry Newman.
Anche le fotografie cambiano da un'edizione all'altra: nell'edizione in spagnolo per la GMG ci sono foto delle opere di Gaudí, un cruzeiro del Cammino di Santiago di Compostela o Nostra Signora di Guadalupe. 

08 luglio 2009

Il G8 del Papa

Papa Benedetto XVI ha scritto a Silvio Berlusconi, presidente del vertice del G8 in qualità di leader del Paese ospitante, perché attraverso di lui il messaggio giunga ai grandi della terra, riuniti da mercoledì a L’Aquila per un summit che ha già assunto un rilievo simbolico straordinario. È il G8 che deve provare a dare risposte alla grande crisi, vincendo la debolezza cronica della politica nei confronti di un mercato ammalato ma che pretende in modo presuntuoso di bastare a se stesso.

La lettera, particolarmente accorata e drammatica, come già accaduto in passato prova a dare un contributo per l’agenda delle priorità. Le priorità del bene comune, di tutti e di ciascuno.

Scrive il Papa che le “sfide della crisi economico-finanziaria in corso” ma anche “i dati preoccupanti del fenomeno dei cambiamenti climatici” rendono necessario e urgente “un saggio discernimento e nuove progettualità per convertire il modello di sviluppo”, rendendolo capace “di promuovere, in maniera efficace, uno sviluppo umano integrale, ispirato ai valori della solidarietà umana e della carità nella verità”.

Verrebbe da pensare a un testo fortemente critico nei confronti del modello di sviluppo occidentale. Ma la chiave del suo ragionamento non è certamente di stampo anticapitalista né segnata da un’avversione ideologica al mercato. Meno che mai si espone ai rischi della pericolosa deriva (annusata con soddisfazione anche da una parte del mondo cattolico) verso l’utopia della decrescita. Su questo punto, a scanso di ogni equivoco, il Papa rimanda esplicitamente alla sua prima Enciclica sociale (la Caritas in veritate), la cui presentazione ufficiale avverrà proprio (e forse non casualmente) oggi, alla vigilia del vertice abruzzese.

Leggendo le anticipazioni ormai in circolo da qualche giorno, emerge in essa una visione armonica della realtà economica, in cui al centro non ci sono le regole (sempre più difficilmente garantite dagli Stati o dalle organizzazioni internazionali) o i meccanismi astratti (la mitica “mano invisibile” di un mercato presunto autosufficiente), ma l’uomo con le sue esigenze costitutive, i suoi desideri di bene, di felicità, di giustizia. Il mercato, scrive Benedetto XVI nella sua terza Enciclica, “è l’istituzione economica che permette l’incontro tra le persone […] per soddisfare i loro bisogni e desideri”. Ma per sua natura (perché così è la natura dell’uomo e di tutto ciò che costruisce) “non è in grado di produrre da sé ciò che va oltre le sue possibilità. Esso deve attingere energie morali da altri soggetti, che sono capaci di generarle”. Il mercato insomma ha bisogno di essere immerso in una realtà sociale più ampia, che lo rifornisca di fiducia, gratuità, giustizia. Altrimenti, sono guai.

Analizzata attraverso queste pagine di adamantina ragionevolezza, la lettera ai grandi della terra assume allora un significato ancora più stringente. Per arrestare la crisi, per provare a vincere la povertà e la miseria, non servono i grandi progetti astratti, le politiche calate dall’alto, il paternalismo dello Stato assistenziale. E non basta nemmeno lasciar andare il mercato a briglia ancora più sciolta. Al contrario, serve un investimento deciso sulla “risorsa umana”, principale soluzione alla crisi che ci investe. E come si fa a investire sulle persone, sul capitale umano? Passando attraverso l’educazione, la sussidiarietà e il lavoro.

Una proposta essenziale, quella del Papa, in cui gli Stati e le organizzazioni internazionali sono chiamati a sostenere, non a sostituire, gli sforzi profusi innanzitutto dalla Chiesa e dalle altre confessioni religiose, direttamente o attraverso le rete delle organizzazioni non governative presenti in ogni angolo del globo.

Questa è la vera sfida che la politica è chiamata a raccogliere. Al di là di un’antistorica distinzione tra un mercato irrimediabilmente perverso e uno Stato naturalmente portatore esclusivo di un principio di giustizia, e oltre ogni pretesa (o speranza) di una governance globale che sembra sempre più assomigliare ad una chimera.

di Luca Pesenti tratto da [ilsussidiario.net] 7 luglio 2009