Vincent Van Gogh - Notte stellata sul Rodano - particolare (Musée d’Orsay, Parigi)
Visualizzazione post con etichetta Vita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Vita. Mostra tutti i post

03 maggio 2013

Uno di noi - 12 maggio raccolta firme

Ci aspetta un importante appuntamento domenica 12 maggio, nelle Parrocchie italiane verrà effettuata la raccolta firme per l'iniziativa europea "Uno di noi", di cui vi avevo parlato nel post precedente. Al momento sono state raccolte 300mila firme. L'obiettivo come sapete è fermare il finanziamento di esperimenti su embrioni e la promozione dell'aborto terapeutico a livello di Unione Europea. Quindi non mancate è una questione laica che riguarda tutti. 

Così afferma Maria Grazia Colombo. «Questa è una questione laica, di tutti e per tutti. Perché la vita riguarda tutti. È chiaro che i cattolici possono avere un’attenzione maggiore, ma lo sforzo di lavoro deve essere volto a tutti. Perché chiedere una firma vuol dire dover fornire le ragioni del perché si difenda la vita, che non devono mai essere date per scontate. Dare per scontato paralizza, non fa muovere verso gli altri. Invece questa dev’essere un’occasione, come ricordava Papa Francesco, per creare dei ponti».

28 aprile 2013

Uno di noi


Carissimi lettori vi invito a sostenere un'importante iniziativa per la protezione giuridica della dignità del diritto alla vita e dell’integrità di ogni essere umano fin dal concepimento, nelle aree di  competenza UE, nelle quali tale protezione risulti rilevante.



L’embrione umano merita il rispetto della sua dignità e integrità. Ciò è affermato nella sentenza CEG nel caso  Brustle, che definisce l’embrione umano come l’inizio dello sviluppo dell’essere umano. Per garantire la  coerenza nei settori di sua competenza dove la vita dell’embrione umano è in gioco, l’UE deve introdurre un divieto e porre fine al finanziamento di attività presupponenti la distruzione di embrioni umani in particolare in tema di ricerca, aiuto allo sviluppo e sanità pubblica.


APPELLO AL POPOLO ITALIANO
In nome di chi non ha voce,
per dare solidità ai diritti dell’uomo,
per dare piena attuazione ai principi di dignità umana, uguaglianza e solidarietà,
per risvegliare le radici dell’Europa,
per ritrovare speranza in un rinnovamento civile e morale,
noi chiediamo di aderire all’iniziativa denominata “Uno di noi” sottoscrivendo su carta o telematicamente l’apposito quesito già registrato dalla Commissione europea ed ora aperto all’adesione dei cittadini dei 27 Stati dell’Unione.
Noi crediamo che “la questione sociale è divenuta radicalmente questione antropologica” (Benedetto XVI, Caritas in Veritate n.75).
Noi crediamo che il riconoscimento della sempre uguale dignità dell’uomo dal concepimento alla morte naturale è il fondamento della libertà, della giustizia e della pace (Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo, 10.12.1948).
Noi constatiamo che le solenni dichiarazioni dei diritti umani rischiano di diventare strumento di oppressione contro l’uomo se viene accettata la più grave delle discriminazioni: quella che nega il diritto di vivere all’essere umano che si trova nelle condizioni più emblematiche dell’esistenza, quali sono il nascere e il morire (Giovanni Paolo II, Evangelium vitae n. 18).
Se il figlio concepito e non ancora nato è “il più povero tra i poveri” (Madre Teresa di Calcutta, premio Nobel per la pace), allora la negazione della sua stessa esistenza ed anzi il tentativo di considerare un diritto la sua distruzione è la “sconfitta dell’Europa” (Giovanni Paolo II, 28 ottobre 1985).
Il 2013 è stato proclamato “Anno della cittadinanza europea” per rendere i cittadini d’Europa più consapevoli della loro appartenenza ad una Unione di valori. Il Trattato di Lisbona, entrato in vigore alla fine del 2009, ha introdotto la possibilità di iniziative di cittadini come strumento di partecipazione democratica che obbliga le Istituzioni a prendere in considerazione e discutere quanto viene richiesto.
Perciò i cittadini, esprimendo una larga adesione all’iniziativa “Uno di noi”, possono aiutare l’Europa a ritrovare la sua anima.
Dichiarando che ogni essere umano fin dal concepimento è uno di noi essi chiedono che la dignità umana sia messa al centro della integrazione europea e che ogni risorsa economica e intellettuale dell’Unione sia destinata sempre a promuovere la vita umana e mai distruggerla.



Possono aderire i cittadini europei di età superiore a 18 anni.
Come documento di identificazione in Italia si può indicare solo la carta di identità o il passaporto. L’uso di un diverso documento (ad esempio la patente) determinerebbe la nullità della adesione e un danno per l’iniziativa.
Si può aderire una sola volta. Firmare più volte sia su carta, sia per internet porterebbe lo stesso danno sopra indicato.
Si può aderire in due modi:
Telematicamente, entrando nel sito www.oneofus.eu (o direttamente nel sito della Commissione europea alla pagina https://ec.europa.eu/citizens-initiative/ECI-2012-000005/public/index.do?lang=it).
Si può scegliere la lingua e compilare i campi proposti.
Su carta. Il sito internet del comitato italiano (www.mpv.org) riporta la scheda utilizzabile che può essere scaricata, stampata e fotocopiata.
Ogni modulo riporta lo spazio per 10 adesioni. Naturalmente è valida anche l’iniziativa del singolo e possono essere inviate agli organizzatori schede con poche adesioni.
L’importante, però è che nessuna firma vada perduta. Perciò è preferibile firmare negli appositi luoghi fissati dagli organizzatori e sulle schede da questi distribuite. Singole associazioni e parrocchie possono organizzare il servizio. Il Movimento per la vita realizzerà presso le proprie sedi periferiche dei punti stabili di raccolta.
In ogni caso le schede con le firme devono essere inviate il più celermente possibile al Comitato organizzativo italiano (Lungo Tevere dei Vallati 2, 00186 Roma) all’attenzione del responsabile della privacy.
Non è necessario l’autenticazione da parte di un pubblico ufficiale, ma è indispensabile che le schede siano redatte in modo chiaro e leggibile. Vi sarà un controllo finale a campione e perciò è necessaria la chiarezza della scrittura.
Il tempo disponibile per la raccolta delle adesioni scade il 1° novembre 2013. C’è, dunque, abbastanza tempo per realizzare una grande mobilitazione. Ma è indispensabile che dall’Italia arrivio un esempio incoraggiante agli altri Paesi. Perciò nella prospettiva di non contentarsi del solo milione di adesioni richiesto
dalla normativa, dobbiamo tentare di ottenere un milione di firme entro il prossimo maggio per poter annunciare che ce l’abbiamo fatta, ma che continueremo per rendere veramente forte la voce dei popoli e per partecipare all’anno della cittadinanza europea, tale è il 2013, connotandolo con l’espressione di una coscienza europea fondata sul riconoscimento della dignità umana, sempre.

06 febbraio 2011

6 febbraio Giornata per la vita



Per uscire dall'ideologia della solitudine

di Carlo Bellieni

La Giornata per la vita che si celebra oggi in Italia è un richiamo, come sottolinea il messaggio dei vescovi, a "educare alla pienezza della vita". Nelle scuole, ma anche sui media, dove latita una buona informazione sui temi etici: si pensi al modo in cui è stato presentato il suicidio di un celebre regista italiano e allo spot televisivo dove un anziano chiede l'eutanasia come "diritto", tessendo lodi della sua vita scandita da decisioni prese in solitudine e chiedendo di concluderla nello stesso modo. Due esempi di una mentalità generale e montante, in cui la libertà è ridotta ad assenza di legami e la solitudine è vista come condizione ideale per prendere decisioni.
Ma la solitudine non è un ideale, perché sarebbe come dire che lo sono anche l'ignoranza o la schiavitù. Solitudine e tristezza schiacciano e soffocano la libertà.


Nello scorso dicembre la rivista "Lancet" ha lanciato un allarme contro l'"epidemia di solitudine che colpisce gli anziani", analizzata in profondità dal documento The forgotten Age del Centre for Social Justice, pubblicato in novembre nel Regno Unito. E un preoccupato messaggio viene dall'"Australian and New Zealand Journal of Psychiatry", che nel numero di gennaio mette in evidenza l'alto tasso di suicidi tra gli adolescenti.

Eppure, la liberalizzazione di eutanasia, aborto e droga si basa proprio sul far credere che quanto decidiamo nel dolore e nella solitudine sia libertà, e sul far passare come "indegno" quello che invece è una caratteristica strutturale dell'essere umano: il dipendere dagli altri, che a volte può essere quasi totale, mai però indegno. Si è dato il nome di libertà alla solitudine, chiamandola autonomia, cioè "essere ognuno la legge di se stesso". Da qui a far credere che la perdita dell'autonomia quotidiana (camminare, parlare) renda la vita indegna il passo è breve. Ma non è così. Dipendere da una figlia o da un padre non è indegno, ed è profondamente ingiusto diffondere questa idea. La lotta alla malattia ci sta a cuore, ma non accettiamo l'idea che la vita malata e dipendente dagli altri perda significato.

Per diffondere la cultura della solitudine, i media tacciono i tanti casi di eroismo di fronte alla malattia, dando spazio ai rari esempi di coloro che rivendicano la supposta libertà di lasciarsi morire. Su questo tema si è discusso di recente, col solo errore di pensare che questo comportamento dei media nasca da una cultura della morte, la quale presuppone un'ideologia nichilista e autoritaria. Si tratta invece più banalmente di una cultura della solitudine, in realtà forse ancor più pericolosa della prima: essa mostra infatti un volto mite, che contrasta con i suoi effetti nefasti, e dissimula l'angoscia esistenziale della mentalità che la genera. Oltretutto, c'è un dato semplice e lampante che dovrebbe far riflettere: quanti vogliono vivere sono molto più numerosi di coloro che vorrebbero morire. Questo dovrebbe in primo luogo garantire un accesso proporzionale all'informazione, e soprattutto far capire che la scelta per la morte è e resta l'eccezione, perché non è ciò che i malati vogliono se le condizioni esterne non li inducono alla disperazione. Ed è compito dello Stato assicurare loro buone condizioni, non agevolare la morte.

Chi diffonde sui media un volto nobile della morte provocata, dovrebbe almeno immaginare quanto questo sia nocivo per le persone che soffrono, in particolare chi è depresso o solo. In questo modo, curare la vita del disperato o aiutarlo a farla finita appaiono due opzioni uguali, dello stesso peso. Ma è un ragionare strano, perché solitudine e disperazione sono l'antitesi della libertà e la annullano, riducendola a una ritirata forzata. Ed è pericoloso, per i rischi di emulazione: ricordo che in Italia una ventina di anni fa ci fu un breve periodo durante il quale si suicidarono molti adolescenti, e non è stato questo l'unico caso di suicidio contagioso. Bisognerebbe poi approfondire quanto influisca il peso economico nelle richieste di liberalizzazione dell'eutanasia. Nello scorso dicembre il "British Journal of Nursing" ha paventato il rischio dell'apertura all'eutanasia non per motivi "nobili", ma molto più prosaicamente per abbattere la spesa sociale.

Come scrivono i vescovi italiani, la Giornata per la vita è un impulso verso "un nuovo umanesimo", per uscire dall'ideologia della solitudine e della paura. E, come ha spiegato il Papa lo scorso 17 novembre, è una spinta a ritrovare una "giustizia sanitaria", perché l'attacco alla vita viene subito dopo l'attacco alla giustizia. E cosa c'è di più ingiusto che lasciare una persona sola, o farla considerare inutile?
La paura di dover dipendere dagli altri, quasi non fosse la nostra condizione quotidiana, e il culto orgoglioso dell'autonomia, come se ogni giorno non obbedissimo a leggi universali e naturali con nostro giovamento, concorrono ad aprire all'eutanasia, ben diversa dal diritto a sospendere l'uso di medicine se inutili e intollerabili. È una cultura questa che definisce persona solo chi è in possesso di certe condizioni di indipendenza, e nasce da una società intrisa di disabilità affettiva. Una disabilità peggiore di quella fisica o mentale, perché non educa alla solidarietà verso queste ultime, ma solo all'infantile desiderio di farle sparire per magia.
©L'Osservatore Romano - 6 febbraio 2011

18 marzo 2009

Spagna: Le specie animali minacciate di estinzione hanno maggiore protezione giuridica del nascituro


Carissimi lettori vi pongo una domanda:
 "Se numerose specie animali beneficiano di una vasta protezione, compresa quella penale, perché proteggere di meno la vita degli esseri umani che stanno per nascere?".

Il paradosso è ben sintetizzato con un bambino e una lince iberica che campeggiano vicini sul manifesto pubblicitario che dà il via alla campagna di informazione promossa dalla Conferenza episcopale spagnola in vista della "Giornata per la vita" che si celebrerà mercoledì 25 marzo. Sul felino appare la scritta “protetto”, sopra il bambino la domanda “E io?”. Sotto entrambi lo slogan: “Proteggi la mia vita!”.

Sconvolgente l’affermazione dei vescovi che compare in una nota intitolata "La vera giustizia: proteggere la vita di chi sta per nascere e aiutare le madri", i presuli affermano come "nella nostra società va prendendo piede un'enorme deformazione della verità riguardo all'aborto, che è presentato come una scelta giusta della madre volta a risolvere un grave problema che la tocca in maniera drammatica". Arrivando addirittura "a includere l'aborto fra i cosiddetti "diritti alla salute riproduttiva".
Ma ci pensate, l’aborto diritto alla salute riproduttiva, mi vengono i brividi, come può definirsi giustizia questo? A quale diritto ci riferiamo? E’ accertato, l’aborto provoca grande sofferenze, per quanti tentativi si facciano di dimenticare, rimarrano le cicatrici, segni che non si cancelleranno dal cuore di ogni madre. Questo è ciò che anche le più sfegatate femministe pro-aborto hanno, con tremore, il coraggio di ammettere, per poi trovare subito dopo le giustificazioni al gesto.
Il vero aiuto, "la giustizia autentica passa attraverso la difesa del nascituro e l'aiuto integrale alla donna affinché possa superare le difficoltà e dare alla luce suo figlio". Tutto ciò è in contrasto con una sempre più grande sensibilità che sta emergendo nella nostra società sulla necessità di proteggere gli embrioni delle diverse specie animali.
Recentemente sono state varate leggi che tutelano la vita di queste specie animali nelle loro prime fasi di sviluppo, ricorderete senz’altro il “Progetto Grandi Primati”, paradossalmente all’opposto accade che si disattende alla vita della persona umana che sta per nascere dove prevale sempre di più una mancanza di protezione. Il Codice penale spagnolo arriva a posizioni che rasentano l’assurdo a mio parere, sono difatti previste pene, incluso il carcere, per coloro che attentano contro la fauna e la flora protetta, ma il culmine sta nel fatto che si ribadisce che anche l'aborto è un delitto ma "che spetta al giudice, a seconda delle circostanze del caso, decidere la pena corrispondente". L’attuale normativa spagnola prevede che l'aborto non è considerato reato quando si interrompe la gravidanza nelle prime dodici settimane, nel caso di violenza sessuale, fino alle ventidue settimane se ci sono rischi di malformazione del feto e, sempre, se sussistono pericoli per la salute fisica e psichica della madre.
La difesa del valore assoluto del diritto alla vita, "che inizia dal momento della fecondazione", è l’obiettivo del Manifesto dei 300 o Dichiarazione di Madrid – presentato il 17 marzo 2009 e firmato da più di trecento fra scienziati, docenti e intellettuali impegnati nei campi della bio-medicina, delle scienze umanistiche e delle scienze sociali che nel documento si schierano con la Chiesa Cattolica e contro l’aborto libero.