Vincent Van Gogh - Notte stellata sul Rodano - particolare (Musée d’Orsay, Parigi)

02 agosto 2015

Si può votare un ospedale?

Non saprei se dare un voto ad un ospedale è una cosa da fare, la sanità dovrebbe funzionare sempre, in ogni ospedale e in ogni luogo d'Italia anche nel paesino più sperduto, in ogni caso io un voto lo esprimo:

110 e lode all'Istituto Tumori di Milano
Manuel Jimenez Prieto, "Visita all'ospedale", 1897, Siviglia, Museo di Belle Arti 

Ne ho girati molti di ospedali nella mia vita, sia per me che per i miei familiari e parenti, ma da quando sono approdata per la prima volta all'Istituto Tumori tre anni fa devo dire che è un'altra storia.
Direte che sono di parte perché esistono anche altri ospedali efficienti, io lo spero proprio, anzi ne sono certa, ma questo è ciò che è capitato a me, trovare un ospedale che guarda la persona semplicemente come persona, nel suo insieme tenendo conto di tutto. Un ospedale che non è diviso in reparti che esaminano singole parti di un corpo senza neppure parlarsi tra loro e a volte invece che guardare la persona che hanno di fronte, considerano solo la sua malattia. All'Istituto Tumori i medici comunicano fra loro, arrivi alla visita di controllo che sanno già tutto fin nei particolari di ciò che hai fatto in un altro reparto, mi sono sentita guardata in modo diverso come non mi era mai capitato in passato.
Quando tre anni fa sono andata per la prima volta lì su suggerimento di un'amica, non avrei mai e poi mai pensato ad un trattamento del genere, vi faccio solo alcuni esempi senza fare nomi perché non è il caso.
L'oncologo che mi visitò per la prima volta per prima cosa mi fece fare una specie di Check-Cap, ho eseguito anche esami diagnostici che non avevo mai fatto prima in vita mia, tra questi ad esempio la Mineralometria Ossea Computerizzata (MOC) che è una tecnica diagnostica il cui scopo è quello di indagare lo stato di mineralizzazione delle ossa. Ma anche una semplice visita ginecologica, perché anche se il mio problema era al seno, nulla andava trascurato. Eppure ero già in cura da 4 anni da altri oncologi e nessuno mi aveva prescritto questi esami.
Ma il fatto che mi lasciò letteralmente basita è stato che dopo la PET, mi telefona il mio oncologo e mi dice: signora mi sono permesso di fissarle una TAC in tempi brevi per ulteriori accertamenti diagnostici, è d'accordo? Che dire! Mi fa un super favore e mi dice "mi sono permesso". In altri ospedali devi correre tu a destra e a manca per fissare un appuntamento il prima possibile. Ma non è finita lì, dopo mesi di controlli anche se tutto era stazionario e tranquillo mi dice: preferirei sentire anche il parere del chirurgo toracico e davanti a me gli telefona e fissa un appuntamento qualche giorno dopo. Questo a dir il vero non è così puntiglioso come il mio oncologo, mi liquida velocemente senza neppure visitarmi e si limita ad una relazione dove scrive tutto quello che gli racconto e che mi consegna alla fine. Vabbè, in questo caso ho pensato che l'anamnesi potevo farmela da sola e senza spender nulla.
Qualche altro esempio, ho fatto in altri ospedali l'esame istologico e il prelievo di sangue arterioso.
Nel primo caso avevo sentito un male incredibile, esame fatto in sala operatoria e senza utilizzo di strumenti diagnositici a supporto, qui ho trovato un medico e un'infermiera eccezionali nel mettermi a mio agio, l'esame è stato fatto in ambulatorio con uso di strumenti diagnostici, così il medico sapeva bene dove andare, non ho sentito assolutamente nulla. L'esito ha voluto consegnarmelo il medico stesso per poterlo spiegare.
Invece il prelievo di sangue arterioso hanno tentato di farmelo due dottoresse mentre ero ricoverata in altro ospedale, è un esame particolare perché prelevano il sangue dal polso andando molto a fondo per arrivare all'arteria, dopo ben sette tentativi, dolorosissimi per me, non ci sono riuscite e hanno rinunciato, il giorno successivo ha tentato un'altra dottoressa ed è riuscita al secondo tentativo ma anche qui ho visto le stelle. All'Istituto Tumori, ero abbastanza agitata dal ricordo dell'esperienza precedente, invece ho trovato una splendita dottoressa che senza alcun problema mi ha fatto il prelievo, senza farmi alcun male e subito al primo tentativo.
Ma anche la stessa mammografia, ne ho fatte tante di controllo, solitamente è dolorosa e mi restano i lividi dallo schiacciamento, qui un pochetto di male l'ho sentito, ma non c'è paragone e soprattutto nessun livido.
Ultimamente nel mio ultimo intervento sono stata operata da una dottoressa con il nome di uno splendido fiore, qui è stato il top, non ho mai incontrato nessuno così professionale e al tempo stesso attento e gentile non solo con i suoi pazienti, ma anche con altri lì ricoverati.
A volte basta veramente poco a cambiarti la giornata e lo sguardo sulla vita, un piccolo gesto di umanità come la leggera carezza della dottoressa che sfiora la mia mano. 

 
Dopo quest'ultima esperienza, mi son detta, le cose belle si devono raccontare, si parla sempre della sanità che non funziona, dei soldi spesi male, delle lunghe attese, di chi ci guadagna sui mali altrui, come ad esempio il fatto di questi giorni: l'intercettazione telefonica in cui due persone sghignazzano letteralmente pensando a quanto avrebbero guadagnato dai numerosi decessi in ospedale.
Invito tutti a raccontare la sanità pubblica che funziona, a raccontare delle centinaia di medici che hanno a cuore i loro pazienti, per questi essi non sono solo numeri di cartelle cliniche che assicurano la privacy, lì ti chiamano per nome, sanno chi sei e se t'incontrano in corridoio non girano la testa da un'altra parte fingendo di non vederti per non essere disturbati, ma si fermano e guardandoti negli occhi ti domandano: come va?
Nelle sale d'attesa dell'ospedale c'è un manifesto che mi colpisce sempre ogni volta che vado, riporta una sola frase stampata a grandi caratteri:
Tutte le volte che fai finta di niente, il cancro ringrazia. 

07 giugno 2015

Educare all'affettività e alla sessualità

 
L'educazione sessuale ed affettiva rivolta agli adolescenti è al centro del programma TeenSTAR (Sexuality Teaching in the context of Adult Responsibility).
 
Le ideatrici di questo programa Hanna Klaus e Pilar Vigil negli ultimi trenta anni hanno elaborato un efficace metodo di formazione all'affettività per adolescenti, introdotto con successo in quaranta Paesi. In Italia dal 2010 il TeenSTAR collabora con il Centro di ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
 
Attualmente le statistiche comunicano che tra gli adolescenti sono in aumento gli aborti, il consumo indiscriminato della pillola del giorno dopo e le malattie di trasmissione sessuale. Le nuove generazioni ricevono costantemente informazioni sui modelli da assumere nelle relazioni sessuali, modelli adulti che, subiscono acriticamente, quando ancora non hanno raggiunto la maturità relazionale ed emotiva per poter scegliere e valutare liberamente i propri comportamenti.
I genitori sia per i ritmi di lavoro, che per una certa ritrosia culturale, evitano di affrontare in casa argomenti così delicati, preferendo affidare alla scuola la formazione necessaria sui temi riguardanti l'affettività e la sessualità, incluso le tematiche riguardanti l'identità di genere.
 
Per rendere con un'immagine ciò che rappresenta la pubertà per l'età evolutiva e quindi il rapporto con la corporeità, immaginiamo di affidare ad un tredicenne una Ferrari senza che nessuno gli abbia insegnato a guidarla. Le informazioni che i ragazzi ricevono sull'utilizzo dei contraccettivi, anche nei corsi scolastici, propongono schemi di condotta sessuale che riducono la sessualità alla pura genitalità, presentano un'ambigua differenziazione fra i sessi, indicano l'attività sessuale come fine a se stessa, non affrontano le conseguenze determinate dai comportamenti.
La condotta sessuale nel tempo ha sempre delle conseguenze fisiche e psicologiche, certi atteggiamenti esasperati che leggiamo sui media, rendono palesi le frustrazioni di una sessualità vissuta in modo non corrispondente alla natura della persona.
 
I progetti di politica giovanile delle nazionali occidentali, finanziati dalle organizzazioni internazionali, sono orientati su due impostazioni:
a) Astinenza sessuale: non declina le ragioni adeguate necessarie a determinare il comportamento che promuove e non comunica le conoscenze biologiche necessarie ad una completa informazione.
b) Sesso sicuro: informa su tutti i metodi contraccettivi e sulle malattie di trasmissione sessuale, la sessualità, scissa dalle conseguenze naturali dei comportamenti rende irrilevante la responsabilità della persona.
 
Il TeenSTAR considera che entrambi i percorsi non possano ritenersi educativi dal momento che in età evolutiva è necessario integrare, l'appena sbocciata capacità sessuale, con lo sviluppo della personalità ed il processo identitario in atto.
Il programma TeenSTAR, per consentire ai ragazzi di scoprire il significato profondo della sessualità, utilizza il metodo induttivo, il percorso inizia dalla conoscenza dei ritmi biologici del proprio corpo.
Sono previsti curricoli adeguati alle diverse tappe dell'età evolutiva ed il coinvolgimento dei genitori, per partecipare al programma i minori devono avere il loro consenso.
Uno studio del maggio 2005, presentato al NASPAG (North American Society for Pediatric and Adolescent Ginecology) di New Orleans, ha mostrato l'efficacia del TeenSTAR, nel promuovere scelte consapevoli legate al profondo desiderio di amare ed essere amati, la maggior parte dei teenagers intervistati ha notevolmente ritardato l'inizio dell'attività sessuale.
I risultati di un altro studio, condotto in Cile nelle scuole superiori di Santiago, ha mostrato che il programma ha ridotto di 5 volte il tasso di gravidanze indesiderate.
Puoi trovare gli obiettivi, i contenuti delle unità didattiche i tempi e le modalità e tutte le informazioni sui prossimi corsi in programma sul sito di TeenSTAR Italia.
 

Il prossimo corso base si svolgerà a
ROMA 2 - 5 luglio 2015
CORSO BASE TEEN STAR
Bonus Pastor, via Aurelia 208, Roma

02 maggio 2015

EXPO e dintorni, ovvero l'educazione preme.

EXPO è indubbiamente una grande occasione per tutto il mondo e per l'Italia in particolare.
 
Grande partecipazione all'evento inaugurale in piazza Duomo con Bocelli, sia sul posto che in televisione, segno di un'attesa condivisa da molti.
E poi arriva il 1° maggio, che già di suo è una grande data, e dai discorsi che ho sentito nulla di nuovo all'orizzonte, a parte il collegamento con il Santo Padre e le riflessioni a cui invitava tutti.
Che dire poi della mal pensata di cambiare quella parte del nostro inno nazionale "siam pronti alla morte" con "siam pronti alla vita", mi ha lasciato basita.
Ma chi non è pronto alla vita!!!! Veramente non ha alcun senso cambiare l'inno nato 168 anni fa in un momento storico diverso.
Leggevo in facebook un commento di un certo Rossi G. che trovo condivisibile in alcune sue affermazioni
[...] c'è sempre la possibilità di non eseguire l'Inno nazionale se lo si ritiene inadeguato al comun sentire), a parte l'infantilismo capriccioso - l'Inno piaccia o meno quello è - a parte la megalomania di disporne in modo iper soggettivo di qualcosa che è nata così e non può essere modificata in base alla vulgata corrente, qualunque essa sia - come se "l'Amor, ch'a nullo amato amar perdona" della Divina Commedia diventi, nelle esegesi corrente, la sua negazione per i sol fatto che esiste il divorzio [...] e poi ancora aggiungeva: [...] cambiare le parole di Mameli è termometro di una tendenza ben radicata da sempre nella società, specie in quelle sostanzialmente atee, di non voler pronunciare la parola morte, come se la prima regola del Fight Club del cialtronismo superstizioso e politicamente corretto è quello di non parlare della morte. Ne parlava Chesterton, non è nuovissima come diagnosi, però mai si era arrivati a relativizzare un testo, cambiarne i connotati, e lasciarsi spaventare addirittura dalla "morte" del proprio inno nazionale.  Ci si rifiuta persino di pronunciarla della morte, a mo' di regola socialmente imposta, come se non stesse bene farlo in società. Si finge abbia a che fare il meno possibile con la vita e infatti anche quando si parla di aborto e eutanasia la morte viene verniciata come scelta di libertà e infatti si parla rispettivamente di interruzione volontaria di gravidanza e di dolce morte. Come se affaticarsi a declinare tutto al positivo e levare dalla propria percezione del mondo persino i segni lessicali del negativo servisse a esorcizzare la realtà e quindi il dolore che essa, vera per definizione, porta per forza con sé. Il piano è quello della dissociazione superstiziosa. E fa ridere tanta tristezza.
I fatti accaduti con la violenza dei black bloc devono far riflettere ognuno di noi, secondo me lascia il tempo che trova incolpare quel tal politico o quel funzionario, il movimento dei black bloc si muove solo per far danni, è nella sua origine genetica, l'anarchia, ma far danni dove e quando?
Solo in occasioni come questa, per avere visibilità, perché se fossero veramente contrari al sistema, avrebbero tantissime altre occasioni per manifestare, per cause che danneggiano realmente l'uomo, perché ad esempio non manifestano per gli sbarchi degli immigrati clandestini, li la realtà incombe, migliaia di persone sono morte per fuggire dall'oppressione e dalla fame, e quante ancora ne moriranno. Ma i black bloc che visibilità avrebbero lì, nessuna.

Quello a cui dobbiamo guardare è la reazione immediata di semplici cittadini, pronti a rimboccarsi le maniche e ripulire la città a fianco a chi fa questo per lavoro, così da accogliere i visitatori in una Milano pulita, ma pulita prima di tutto per sé stessi, un luogo bello in cui vivere e lavorare. Questo secondo me è lo sguardo da avere per andare avanti e riprendere il cammino, le recriminazioni servono a ben poco.
Questi fatti non possono lasciarci indifferenti e soprattutto non vanno messi nel dimenticatoio, devono far riflettere ognuno di noi, perché questi giovani violenti sono figli della società che stiamo creando, una società atea e senza valori.
 
L'emergenza sta nell'educazione, e mi riferisco in primo luogo all'educazione di noi genitori non dobbiamo cedere ad altri il diritto di educare i nostri figli in ciò in cui non crediamo. Diritto della famiglia, non diritto di stato, che si sta prendendo libertà che non gli competono come nell'educazione scolastica, lo stato vuol mettere il naso anche su come un individuo debba concepire la sua natura di genere. L'indottrinamento gender nelle scuole parte fin dalla più tenera età, penso che queste tendenze ci condurranno in un futuro con fatti ancora più sconvolgenti degli attuali, ovvero se tutto è possibile e tutto ci è permesso, perché non farlo. E' una libertà fasulla, una libertà senza alcun criterio non forma la coscienza di nessuno, non fa distinguere ciò che è bene e ciò che è male.
D'altro canto la nostra società attuale già rasenta l'assurdo, penso ad esempio a quella piccola alunna redarguita dalla maestra perché si fa il segno di  croce prima di iniziare a pranzare o del divieto emanato da alcune scuole dove non si può più fare il segno della croce.
 
 
Il grande scrittore britannico Gilbert Keith Chesterton scriveva: "Chi non crede in Dio non è vero che non crede in niente perché comincia a credere a tutto" e ancora "Uomini che cominciano a combattere la Chiesa per amore della libertà e dell'umanità, finiscono per combattere anche la libertà e l'umanità pur di combattere la Chiesa".
 
Perdonatemi lo sfogo, non sono in molti a parlare di questi argomenti, sono nonna i miei figli ormai sono grandi e sposati, ma penso ai miei nipotini, penso ai figli di tanti giovani amici, penso a questi bimbi e al mondo che troveranno tra soli vent'anni, e nel mio piccolo, anche scrivendo su un blog, cerco di portare avanti le lotte in cui credo, per una società più umana, più giusta, una società che permetta effettivamente di poter crescere i propri figli secondo valori più umani e per chi crede valori cristiani. Invito a fare altrettanto a chi condivide con me i valori di un'educazione cristiana.
 
Nutrire il pianeta, energia per la vita inizia da qui dal gesto di una bimba che si fa il segno della croce prima di pranzare per ringraziare chi le ha dato tutto.
 

01 maggio 2015

EXPO: nutrire il pianeta, energia per la vita

Grande giornata oggi, sotto un cielo plumbeo milanese è stata inaugurata la grande Kermess di quest'anno "EXPO: nutrire il pianeta, energia per la vita".
 
 
Stupendo il discorso del Santo Padre per l'occasione
 
 [...]“Nutrire il pianeta, energia per la vita”. Anche di questo dobbiamo ringraziare il Signore: per la scelta di un tema così importante, così essenziale… purché non resti solo un “tema”, purché sia sempre accompagnato dalla coscienza dei “volti”: i volti di milioni di persone che oggi hanno fame, che oggi non mangeranno in modo degno di un essere umano. Vorrei che ogni persona – a partire da oggi –, ogni persona che passerà a visitare la Expo di Milano, attraversando quei meravigliosi padiglioni, possa percepire la presenza di quei volti. Una presenza nascosta, ma che in realtà dev’essere la vera protagonista dell’evento: i volti degli uomini e delle donne che hanno fame, e che si ammalano, e persino muoiono, per un’alimentazione troppo carente o nociva.
Il “paradosso dell’abbondanza” – espressione usata da san Giovanni Paolo II parlando proprio alla FAO (Discorso alla I Conferenza sulla Nutrizione, 1992) – persiste ancora, malgrado gli sforzi fatti e alcuni buoni risultati. Anche la Expo, per certi aspetti, fa parte di questo “paradosso dell’abbondanza”, se obbedisce alla cultura dello spreco, dello scarto, e non contribuisce ad un modello di sviluppo equo e sostenibile. Dunque, facciamo in modo che questa Expo sia occasione di un cambiamento di mentalità, per smettere di pensare che le nostre azioni quotidiane – ad ogni grado di responsabilità – non abbiano un impatto sulla vita di chi, vicino o lontano, soffre la fame. Penso a tanti uomini e donne che patiscono la fame, e specialmente alla moltitudine di bambini che muoiono di fame nel mondo.
E ci sono altri volti che avranno un ruolo importante nell’Esposizione Universale: quelli di tanti operatori e ricercatori del settore alimentare. Il Signore conceda ad ognuno di essi saggezza e coraggio, perché è grande la loro responsabilità. Il mio auspicio è che questa esperienza permetta agli imprenditori, ai commercianti, agli studiosi, di sentirsi coinvolti in un grande progetto di solidarietà: quello di nutrire il pianeta nel rispetto di ogni uomo e donna che vi abita e nel rispetto dell’ambiente naturale. Questa è una grande sfida alla quale Dio chiama l’umanità del secolo ventunesimo: smettere finalmente di abusare del giardino che Dio ci ha affidato, perché tutti possano mangiare dei frutti di questo giardino. Assumere tale grande progetto dà piena dignità al lavoro di chi produce e di chi ricerca nel campo alimentare.
Ma tutto parte da lì: dalla percezione dei volti. E allora non voglio dimenticare i volti di tutti i lavoratori che hanno faticato per la Expo di Milano, specialmente dei più anonimi, dei più nascosti, che anche grazie a Expo hanno guadagnato il pane da portare a casa. Che nessuno sia privato di questa dignità! E che nessun pane sia frutto di un lavoro indegno dell’uomo!
Il Signore ci aiuti a cogliere con responsabilità questa grande occasione. Ci doni Lui, che è Amore, la vera “energia per la vita”: l’amore per condividere il pane, il “nostro pane quotidiano”, in pace e fraternità. E che non manchi il pane e la dignità del lavoro ad ogni uomo e donna.
Grazie.
 
Video-messaggio del Santo Padre Francesco in occasione dell'inaugurazione di Expo Milano 2015 , Venerdì, 1° maggio 2015